Quando ho letto il dato — 90.000 turisti in un anno — mi sono posto una domanda semplice:
è un numero grande o piccolo?
Nel turismo, però, i numeri non parlano mai da soli.
Possono essere celebrati o ridimensionati a seconda del metro di confronto, ma soprattutto acquistano senso solo se li colleghiamo al valore che riescono a generare per la comunità che li ospita.
Una città di circa 25.000 abitanti non vive i flussi turistici come una metropoli o come un grande polo balneare.
Per questo il punto non è stabilire se 90.000 siano “tanti” o “pochi”, ma comprendere che tipo di turismo rappresentano, come si distribuiscono nel tempo e quale impatto economico e sociale producono.
⚠️ INFORMAZIONE DOVEROSA ⚠️
Non scrivo per fare tifo né per alimentare scetticismi.
Scrivo per restituire un'immagine equilibrata della realtà, non per dividerla in favorevoli e contrari.
Scrivo perché credo che, quando si parla di sviluppo turistico, la domanda corretta non sia
“quanti arrivano?”
ma che cosa resta al territorio quando ripartono.
In questo articolo provo dunque a spostare il dibattito dal dato grezzo alla sua interpretazione: confronti, proporzioni, scenari possibili.
Perché nel turismo il volume è solo la superficie; sotto c’è la struttura economica, la qualità della domanda, la sostenibilità nel tempo.
90.000 non sono né un trionfo né un fallimento.
Sono un punto di partenza.
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✅ ANALISI COMPLETA
BUONA LETTURA E BUONO STUDIO
@Articolo di Valentino Cocco
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